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Tagli del Governo ai Comuni nati da fusione

Lascia un commento | Tempo di lettura 145 secondi Mantova - 24 Jul 2019 - 10:19

C’è chi aveva pensato di ridurre le aliquote di alcuni tributi o di abbassare le tariffe di determinati servizi. O ancora chi aveva progettato di fare investimenti in opere pubbliche. Tutto adesso viene rimesso in discussione dal taglio operato dal Governo sui contributi statali spettanti ai Comuni nati da fusioni. A denunciare il grave problema che si è venuto a creare nei bilanci delle cinque amministrazioni mantovane istituite dopo le fusioni sono direttamente i Sindaci, i quali ora hanno annunciato una mozione che a breve sarà approvata dai rispettivi consigli comunali per attivarsi presso il Governo affinché riveda le decurtazioni di risorse. Fondi su cui i primi cittadini contavano ma soprattutto sui cui avevano puntato per convincere i cittadini sulla bontà della fusione tra piccoli comuni. Diversa la percentuale dei tagli a seconda dell’”anzianità” della fusione: più è recente e maggiore è l’incidenza.

“Avevo pensato a un investimento per riqualificare la piazza di Gazzo e alla riduzione delle tariffe di mense e trasporto scolastico – spiega il sindaco di San Giorgio Bigarello Beniamino Morselli - ma adesso tutto viene rimesso in discussione. A noi, con la fusione efficace dall’1 gennaio di quest’anno invece del previsto 1.100.000 euro arriveranno appena 477 mila euro”. Per Borgo Mantovano che dall’1 gennaio 2018 riunisce Pieve di Coriano, Revere e Villa Poma il taglio è del 40% (467 mila euro invece di 754 mila). E il sindaco Alberto Borsari parla di “grande difficoltà perché la misura è stata annunciata il 26 giugno scorso quando i bilanci erano già ampiamente approvati”. Va un po’ meglio a Borgovirgilio il primo ente i cui cittadini approvarono la fusione già nel febbraio del 2014: “mancheranno circa 350 mila euro e adesso dovremo capire come fare per rientrare dalla mancanza di questi contributi che davamo per certi” ammette il neo sindaco Francesco Aporti. Finanziamento dimezzato anche per Borgocarbonara: “da noi il taglio è del 50 per cento e dopo aver lavorato tanto sulla popolazione per arrivare a unire da quest’anno Borgofranco e Carbonara è una grande delusione. Chi vorrà più fare le fusioni?” si chiede il primo cittadino Lisetta Superbi. Stesso discorso per Sermide e Felonica fusi dal primo marzo 2017 e con 133 mila euro in meno su cui contare come ha spiegato il vice sindaco Annalisa Bazzi.

Le fusioni che tanti vantaggi dovevano portare anche in termini di trasferimento di risorse dello Stato per 10 anni si stanno traducendo in 1.800.000 euro in meno di entrate solo per il 2019.

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