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Fake news e giornalisti embedded, la crisi del giornalismo secondo Giuliana Sgrena

Lascia un commento | Tempo di lettura 276 secondi Mantova - 29 Nov 2019 - 11:14
Ci sono i giornalisti 'embedded', in un certo senso 'associati' all'esercito, che pubblicano solo le notizie che gli passano i vertici militari; poi ci sono quelli che non verificano le notizie, quelli che si limitano a fare il copia e incolla un po' per pigrizia un po' per mancanza di risorse, e anche quelli che preferiscono ignorare certe notizie perché scomode. E poi ci sono anche quelli che quando trattano di violenza sulle donne, femminicidi e stupri tendono a farlo in maniera superficiale, a volte descrivendo il carnefice in modo da fornirgli qualche giustificazione. E ci sono Internet e i social media che stanno cambiando il modo di fare comunicazione, nel bene e, soprattutto, nel male. Insomma è un giornalismo che non gode di buona salute quello descritto dalla inviata del Manifesto Giuliana Sgrena nel suo libro"Manifesto per la verità" (ed. Il Saggiatore) presentato questa mattina, giovedì 28 novembre, nella sala E. Motta presso la Cgil di Mantova nell'ambito dell'Assembla Generale della Fiom.
 
Giuliana Sgrena, intervistata da Lara Facchi, vicepresidente della Cooperativa Sociale Centro Donne di Mantova, ha iniziato mostrando un video esemplificativo del tema di giornata, le fake news e tutto ciò che ruota intorno a esse. Nel video , che venne diffuso in tutto il mondo, si vede la presa di Baghdad da parte degli americani nel corso della guerra in Iraq con il particolare divenuto ormai celebre dello sradicamento di una statua dedicata al dittatore Saddam Hussein: sembrò che il popolo iracheno fosse in piazza a festeggiare l'evento: "In realtà - spiega Giuliana Sgrena, che in Iraq c'era per realizzare reportage per il Manifesto - in piazza c'erano solo giornalisti, fotografi e reporter. Gli iracheni erano per lo più barricati in casa, impauriti. Una radio italiana m chiamò e mi disse di raccontare quel momento, degli iracheni scesi per le strade a festeggiare la liberazione d a Saddam, ma io gli dissi che non potevo farlo perché io per le strade non vedevo nessuno". Ma attraverso quel video, montato e diffuso ad arte, vene comunicato al mondo quello che gli americani volevano comunicare: "Una realtà falsificata - ha spiegato la giornalista - ma funzionale alla propaganda americana dell'epoca, in un guerra nata su notizie false come gli arsenali di armi chimiche e di distruzione di massa che avrebbe posseduto Saddam". 
 
Giuliana Sgrena ha anche spiegato che quando lei è diventata notizia, a causa del suo rapimento da parte di un'organizzazione jihadista avvenuto il 4 febbraio 2005 a Baghdad culminato nel rilascio il 4 marzo nel corso del quale ha perso la vita il dirigente del Sismi Nicola Calipari, ha provato sulla propria pelle "quanto possano essere superficiali certi giornalisti. Quando ero sotto sequestro mi è arrivata un sacco di solidarietà, ma una volta liberata si è insinuata una descrizione di me come di quella che se l'è andata a cercare. Ricordo che Enzo Biagi disse che se fossi rimasta a casa a fare la calza non mi sarebbe successo nulla". 
 
Nel libro, come detto, la Sgrena approfondisce il tema dell'informazione militarizzata da parte di quei giornalisti "embedded": "Gli editori - ha detto - giustificano questo modo di fare giornalismo al fronte come un metodo sicuro, ma in realtà i reporter rimangono nelle caserme e della guerra vedono solo quello che vogliono i militari. Ricordo che dopo l'attacco da parte degli americani della città resistente  di Falluja intervistai qualche superstite del raid che mi descrisse l'effetto devastante di alcune armi che avrebbero usato gli americani. Si trattava delle armi al fosforo bianco. Realizzai un reportage sull'argomento per il Manifesto che, però, fu l'unico giornale a pubblicare la notizia insieme a Rai News 24. Gli altri media la ignorarono". 
 
Oggi, secondo la giornalista, "il fenomeno dell'immigrazione viene usato per creare paura e alimentare l'idea dell'invasione da parte di alcune forze politiche, come la Lega di Salvini, che diffondono numeri non veri. Ma nessuno giornalista glieli ha contestati eppure basta farseli fornire dal Ministero, come ho fatto io, per controbattere alle falsità". Un giornalismo in crisi quello di oggi con la carta stampata che ha dimezzato le copie in dieci anni, a favore di Internet e dei social media dove si trova di tutto e dove verificare le notizie è spesso un optional. "La carta stampata - ha detto - potrebbe fare gli approfondimenti -  ma non li fa, perché gli editori non investono più. E il sistema dell'informazione oggi è quello dove ci sono free lance pagati 3,5 euro a pezzo". 
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