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De Donno questa sera a Porta a Porta: il plasma e la libertà nella ricerca medica

Lascia un commento | Tempo di lettura 377 secondi Mantova - 05 May 2020 - 10:58

I positivi risultati della cura messa in campo dai medici degli ospedali di Mantova e Pavia stanno rimbalzando in tutto il mondo. Anche L'Onu si è interessato al plasma iperimmune che guarisce senza dover ricorrere al vaccino. I medici che stanno portando avanti questo protocollo sono Massimo Franchini Direttore della Struttura di Immunoematologia e Medicina trasfusionale, Beatrice Caruso della Medicina di laboratorio, Salvatore Casari delle Malattie Infettive e il primario della Pneumologia del Poma di Mantova Giuseppe De Donno (ospite questa sera del giornalista Bruno Vespa all'interno del programma Porta a Porta). Molte le telefonate arrivate da tanti colleghi, nelle ultime ore, per informarsi e congratularsi o chiedere informazioni sull'Iter in attesa di pubblicazione.

“Una grande soddisfazione, spiega Giuseppe De Donno non tanto personale ma per tutta la squadra, una cura che ha una peculiarità: è rivolta al paziente grave che presenta una importante insufficienza respiratoria dello stadio 1 e 2 di RDS”. Secondo il medico il protocollo andrebbe reso obbligatorio per il trattamento del coronavirus una tesi avallata anche dalla prestigiosa rivista Nature che ha certificato il plasma first choice, prima opzione.

La notizia di qualche giorno fa sulle verifiche richieste dai Nas ha scatenato non poca sorpresa. I Carabinieri del Nucleo anti sofisticazioni stanno approfondendo il caso relativo all'utilizzo del plasma iperimmune su una donna in gravidanza colpita da Covid-19. A confermare tutto è il direttore generale dell'Asst di Mantova, Raffaello Stradoni «Non so perché - ha dichiarato rispondendo ad un'intervista rilasciata al quotidiano Il Mattino - i Nas si siano interessati della vicenda della donna incinta. Il protocollo sperimentale è rigido e consente il trattamento solo su alcuni pazienti con determinate caratteristiche»Nel protocollo, però, non sono previste infusioni su donne in stato interessante, appunta il giornalista«Ma quel caso - risponde Stradoni - rischiava di finire male e, quindi, abbiamo proceduto, salvando due vite».

E se ci fosse un tentativo di scoraggiare questo tipo di ricerca? Anche l'accademico e divulgatore scientifico Roberto Burioni è intervenuto più di una volta: “E' un approccio interessante, ha detto, ma con dei limiti”. C'è da dire che con il plasma infuso - ricco di anticorpi - i malati covid trattati sono guariti e la cura ha azzerato i decessi. Burioni dal canto suo ritiene che il vaccino sia l'arma per non farsi prendere in contropiede, anche in vista di una seconda ondata del coronavirus. 

“Con il caldo il Coronavirus ci abbandonerà, come tutti i corona influenzali”, sostiene il virologo di fama mondiale, candidato al Nobel, Giulio Tarro, emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli rispondendo a Roberto Burioni che è tra l'altro titolare di 8 brevetti per farmaci disegnati principalmente su anticorpi monoclonali presso la società di ricerca immunologica denominata Pomona Ricerca. La Srl ha avuto in attivo rapporti con il Wellcome Trust, soggetto di diritto statunitense che sponsorizzerebbe eventi organizzati dalla Novartis, la Roche (che avrebbe partecipato alla sperimentazione del vaccino per il papilloma virus) e Johnson & Johnson (la quale, attraverso la Crucell, si occuperebbe dello studio e dello sviluppo dei vaccini con anticorpi monoclonali, proprio il campo di studio di Burioni).
Roberto Burioni, negli anni passati avrebbe partecipato a studi presso il CDC di Atlanta e avrebbe frequentato il Wister Institute di Philadelphia, la cui attività sarebbe sponsorizzata, tra gli altri, dalla GlaxoSmithKline, dalla Pfizer e dalla Janssen Biotech Services, che si occupano di vaccini. (I brevetti relativi a vaccini, di cui al http://patents.justia.com/inventor/roberto-burioni, risulterebbero registrati a nome di Burioni e del socio Massimo Clementi).

"L'Italia è un paese strano, commenta De Donno, che si affida agli Universitari, i quali nel corso di questo evento le hanno sbagliate tutte (non dimentichiamo che inizialmente Burioni escludeva che il virus potesse arrivare in Italia). Ho sentito le dichiarazioni del professor Vitali, continua De Donno, che ha condizionato pesantemente la giunta emiliana nel non utilizzare il plasma. Secondo me sarebbe meglio che i politici sentissero di più gli ospedalieri cioè quelli che vivono a contatto con le malattie. Sto cercando, con fatica, di creare un Polo di ricerca indipendente ed etico perché ormai non se ne può più di questi Universitari che fanno ricerca con fondi esclusivamente privati e di conseguenza fortemente condizionata. I medici devono poter portare avanti una ricerca, indipendente, sovvenzionata dalle Istituzioni, dai Ministeri, dalla Comunità Europea, dalle Regioni, anche da privati cittadini, fatta da medici e dottori in prima linea non da quelli che passano il tempo nei salotti. Sono veramente stupito che ci siano ancora delle ostinazioni su questo campo: stiamo parlando di salvare vite. Però se i pazienti non si guardano negli occhi, come facciamo noi che passiamo 16 ore in ospedale, che Protocollo vuoi disegnare?

E anche a chi dice che la cura del plasma costa rispondo che non è vero. Una sacca di plasma da 300 ml costa circa 86 euro, tutto compreso. Questo è un Paese dove c'è chi può permettersi di dire, in tutta libertà, che il plasma non è sicuro e dove c'è chi lavora, pancia a terra come noi, che non può replicare. Questa è una responsabilità della classe politica: anche io vengo da un'esperienza politica, ho fatto il vicesindaco per il mio paese, vengo da un'esperienza Cristiano Sociale la religione mi ha sempre condizionato, è il baluardo della mia professione, però ho dovuto aspettare un mese e mezzo prima che i politici decidessero di sostenerci e solo perché l'ho sollecitato.

In un paese civile conclude De Donno i politici devono sostenere chi fa ricerca: sia che si arrivi a brillanti risultati sia che non si arrivi a niente. Questa è una classe politca seria, non lo è quando si serve, a suo piacimento, di determinati movimenti scientifici, soprattutto quando questi non sono supportati dalla scienza. I professori che parlano in televisione, condizionano la classe politica senza avere le basi scientifiche e questo è qualcosa sul quale bisogna intervenire pesantemente. Sono un uomo libero, che in questo momento ha sul tavolo 18 proposte di lavoro: ostinatamente voglio rimanere a lavorare in Italia ma si capisce bene che se mi porteranno all'esasperazione sarò costretto ad accettare una di queste offerte per continuare a vivere e a lavorare serenamente". 

Antonietta Gianola

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