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Mantova Cronaca La schizofrenia della condizione ambientale a Mantova: da “buco nero” a città con maggiore qualità della vita

La schizofrenia della condizione ambientale a Mantova: da “buco nero” a città con maggiore qualità della vita

Lascia un commento | Tempo di lettura 518 secondi Mantova - 17 Nov 2020 - 09:24

"Dopo la pubblicazione dei risultati dell'indagine Ecosistema Urbano, ogni anno, si  assistite ad una dibattito in relazione ai dati che collocava la provincia e la città di Mantova all'interno di diverse graduatorie nazionali sulla qualità della vita. Tra esse, quella pubblicata da Legambiente che annualmente, valuta le città sostenibili e che aveva giudicato nel 2016 Mantova al terzo posto tra le migliori in Italia. Questo aveva fatto sobbalzare alcuni “ambientalisti” locali che da anni millantano una realtà altamente degradata che rende la vita impossibile a Mantova". A scriverlo è Giancarlo Leoni ex dirigente delle Provincia di Mantova, oggi in pensione al centro di numerose polemiche nel recente passato legate all'ex cartiera Burgo, oggi Progest, e alle autorizzazioni per la riconversione del polo.

"La relazione stilata dal Sole 24 Ore, invece prosegue Leoni, si dà adito a vivaci discussioni, dove i parametri analizzati sono parzialmente diversi dalle altre graduatorie, ed esprimono risultati contrastanti con Mantova collocata al  50° posto in quanto intervengono più pesantemente i parametri socio economici. Altro studio pubblicato annualmente è quello che da oltre 18 anni viene curato dall'Università La Sapienza di Roma per conto del quotidiano Italia Oggi. Dalla combinazione degli 84 parametri  emerge come, anche in questo caso, la qualità della vita a Mantova sia la migliore in Italia. Anche negli anni successivi vengono presentate le graduatorie dove Mantova mantiene livelli di qualità elevate a parità di parametri.

A fronte di questi studi, è utile fare un’analisi comparativa con territori limitrofi e più omogenei, al fine di comprenderne l’effettiva portata dei differenziali qualitativi. [1] Prendendo ad esempio la graduatoria formulata da Legambiente[2] sugli ecosistemi urbani nel 2016 si evince come Mantova, collocandosi al 3° posto dopo la città di Macerata e Verbania con il 70,5% di punteggio, risulti la prima del gruppo delle città padane seguita al sesto posto da Parma. Con il 61% di indicatore, oltre il 9% in meno di punteggio, si colloca  Ravenna e per incontrare altre realtà limitrofe si deve arrivare a Ferrara al 27°,  Cremona al 44°, Reggio Emilia al 50°, Venezia al 66° poi Rovigo e, molto più in fondo, troviamo Milano 73°, Verona al 75° e Modena al 81° con indicatore del 44%. Ultima è Brescia all' 83° posto con il 43% di indicatore. Da questi dati emerge come Mantova si collochi complessivamente, assieme a Parma, in una situazione di eccellenza.

Passando ad analizzare alcuni indicatori specifici di carattere ambientale, che Legambiente ha messo particolarmente sotto controllo, vediamo quello della qualità dell'aria tramite i valori di biossido di azoto (NO2) con la media dei valori medi annuali registrati dalle centraline urbane di traffico e fondo. In questa graduatoria specifica, Mantova 17° risulta tra le migliori delle città del gruppo analizzato. Al 44° posto si trova Ferrara seguita subito da Ravenna, Parma, Rovigo, Reggio Emilia, Verona e Cremona che si aggirano intorno ai valori assoluti di 30. Seguono a distanza all’84°, 85° posto Modena e Brescia con valore 42,5 ed ultima è Milano al 95° con 52. Questo dimostra come  la comparazione tra i valori delle città padane sottolinei la relativa migliore qualità dell'aria a Mantova per questo indicatore rispetto alle altre. Si noti come l’indicatore scelto che considera le medie è diverso ma più adeguato, di quello usualmente presentato dai giornali del numero di giornate di supero della soglia di 50 microgrammi/m3.

Per quanto riguarda invece la qualità dell'aria  considerando le Pm10 ovvero le polveri, l'indicatore della “media dei valori medi annuali registrati da centraline urbane di traffico e fondo” mette in risalto come la prima del gruppo padano considerato sia Ravenna al 60° posto con29,7 seguita da Ferrara al 66°, Modena 68°, Reggio Emilia 72°, Verona 72°, Rimini 75°,  Parma 79°,  Rovigo 80 ° con 35 di valore. All’ 84° si trova a Mantova con un valore di 35,7 seguita a distanza da Brescia a 87°, Venezia 37 ° e  al 90° posto Cremona al 91° con 38,5 ed infine Milano al 90° con 41.  In conclusione questa distribuzione presenta  Mantova a metà classifica tra le città padane, migliore di Cremona e Brescia è peggiore di poco di Modena e Reggio Emilia e Verona. Le altre conurbazioni  vicine al mare come Ravenna e Ferrara si collocano ovviamente in posizioni migliori.
In  conclusione Legambiente, attraverso la sua ricerca conferma la buona  qualità della vita complessiva nella città di Mantova smentendo in questo modo il coretto dei detrattori delle condizioni ambientali  generalmente mossi da esigenze di spettacolarizzazione politica-personale. Questo non toglie nulla alla necessità di migliorare e ridurre le emissioni ma l’“allarmismo ambientale” produce danni alla società. (vedasi scheda sulla patologia dell’allarmismo nel cap. 3)

Questa attività allarmistica  e strumentale crea però danni psicologici pesanti a coloro che vengono coinvolti in queste false informazioni producendo quindi ansie, disagi,  e, quindi, anche problemi di salute. In questo modo si crea un disagio sociale che porta, molte volte, a crisi personali[3]. La politica dell'allarmismo dei Comitati e di molti amministratori pubblici non aiuta quindi alla focalizzazione degli elementi critici e significativi del nostro sistema ambientale ma anzi tendono a fare un grande polverone indistinto di banalità evitando di individuare gli elementi sui quali intervenire significativamente.

A dimostrazione della strumentalità del sedicente ambientalismo, è emblematico che i Comitati non abbiano preso iniziativa nel caso della CVL e nemmeno negli anni precedenti, per manifestare l’interesse alla rimozione-recupero delle discariche della ex Burgo. Esse rappresentano la vera ed importante questione ambientale per le prossime generazioni che va quindi risolta per rendere maggiormente sostenibile il territorio. Tale “distrazione culturale” deriva dalla scarsa importanza “politica” data dai Comitati in quanto difficilmente spettacolarizzabile a fini elettorali e di consenso. E’ grave che un movimento che pretende di essere riqualificatore dell’ambiente perda di vista le questioni principali per seguire spettacolarizzazioni private. Tale “distrazione” si registra poi anche sui temi della bonifica dei siti inquinati di Mantova o dello sviluppo delle modalità di trasporto alternativo alla strada.

 

[1] Per fare un'analisi  metodologicamente più seria, vengono messe in comparazione le risultanze degli indicatori delle diverse province partendo da quelle limitrofe a Mantova. Inoltre, per avere meglio il polso della realtà in relazione al contesto della Valle Padana, vengono considerate a confronto anche altre tre realtà molto diverse in termini socio-economici ed ambientali, più esterne come Milano, Venezia e Ravenna. L'analisi comparativa quindi permette di verificare in prima istanza  la collocazione di Mantova rispetto a realtà territoriali, economiche ed ambientali limitrofe, molto simili alla nostra, (Cremona, Brescia, Verona, Rovigo, Ferrara, Modena, Reggio Emilia e Parma).

[2] Legambiente presenta la 23° edizione Ecosistema Urbano 2016: Mantova tra le città migliori. La ricerca è stata realizzata in col­laborazione con l’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore e mira a tracciare una fotografia delle performances ambientali del Paese attraverso una analisi degli indicatori selezionati che coprono cinque principali componenti ambientali presenti in una città: aria, acque, rifiuti, mobilità, energia. Tali indicatori consentono di valutare tanto i fattori di pressione e la qualità delle componenti ambientali, quanto la capacità di risposta e di gestio­ne ambientale.

[3] Questa strategia dell'allarmismo crea pesanti danni anche al movimento ambientalista che invece vuole, in modo molto più concreto e documentato,  portare avanti la riqualificazione ambientale. Infatti la volgarizzazione strumentale dei comitati e dei presunti tecnici attraverso la diffusione delle fake-news e di falsità che portano alcune persone alla convinzione dell’inaffidabilità del movimento di riqualificazione ambientale. Questa strategia allarmistica non  produce conoscenza collettiva e pubblico interesse ma porta avanti la diffusione di informazioni catastrofico- false che danneggiano la cultura ambientalista basata sulla conoscenza di dati concreti e reali delle dinamiche ambientali.

 
 
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