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Mantova Cultura e arte Una mostra su Franco Girondi al Mam di Gazoldo degli Ippoliti

Una mostra su Franco Girondi al Mam di Gazoldo degli Ippoliti

Lascia un commento | Tempo di lettura 436 secondi Mantova - 11 Feb 2019 - 10:20

Sabato 23 febbraio, a Gazoldo degli Ippoliti, alle ore 17:00, sarà inaugurata - presso il Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano – una nuova interessante mostra progettata da Gianfranco Ferlisi. Con le opere di Franco Girondi, lo spazio espositivo si trasformerà in una perfetta vetrina per l’approfondimento dei punti d’arrivo di un prestigioso maestro virgiliano. In particolare, il MAM, con tale esposizione, propone una personale dell’autore dopo due anni di fulminei (anche se attesi) grandi successi sul piano nazionale e internazionale. Dalla mostra antologica alla Casa del Mantegna del 2017 sino alla partecipazione a Infinity a Sabbioneta, dalla collettiva alla Pall Mall di Londra per arrivare alla mostra Lumi di Chanukkah nel Palazzo Ducale di Mantova, dalla collettiva alla Sebastian Art Gallery di Dubrovnik sino alle realizzazioni recenti proposte a Bologna, ad Arte Fiera, il percorso dell’artista ha trovato, finalmente, tutte le conferme che il suo talento merita. Niente di meglio dunque che fare ora un bilancio, dopo un periodo di vero appagamento professionale, in uno spazio museale che ben si adatta a un rendez-vous con la comunità mantovana e a una riflessione sulle sue molteplici iniziative in cantiere.

Franco Girondi stavolta, attraverso la sua opera, ci conduce in una accuratissima campionatura di lavori in cui sono i significanti cromatici offerti da inediti assemblaggi (oppure dissemblage) a mutarsi in strutture segniche, in esperienze polisemantiche che moltiplicano i messaggi non verbali in un propellente esplosivo ideale per continuare il dialogo sull’arte con tutto il consorzio civile di riferimento.

Un’eleganza giocosa degna di Marcel Duchamp o Joseph Cornell, un utilizzo della materia in grado di sorprendere perché l'oggetto di consumo ordinario non viene semplicemente riproposto, ma sottoposto ad un'azione modificatrice e talvolta distruttiva, come sono stati in grado di fare Arman o Rotella, a rammentare metafore della pressione che la società esercita sulla persona e sulla libertà dell'individuo, scatenano una energia comunicativa che attrae in modo quasi ipnotico il riguardante. Da qui si sviluppa un’armonica fruizione che si fissa nella memoria. Nelle opere recenti, esposte per l’occasione, Girondi ci porta dunque nel vivo di ricerche caratterizzate da forme-strutture imprevedibili, per lasciare affiorare una residua attenzione per la variabilità dell’attimo e per il fluire evanescente delle percezioni estetiche. Ci confronteremo con grandi assemblages /dissemblage polimaterici, espressione dei punti di arrivo più recenti da parte dell’artista, sempre in grado di riscoprire il senso profondo delle cose in modo vero, autentico, fortemente carico di una interiorità ribollente. Il suo pensiero cerca infatti di dare forma all’irreale, al tempo, al sentimento della religiosità, alle possibilità combinatorie (e canzonatorie) della materia. Oro, vetro, fuoco, specchi, ottoni, pietre, tessuti, perle, cocci, arazzi, pizzi, provette, microscopi, fili, teschi e cocci aguzzi di bottiglia diventano strumenti espressivi, mescolandosi agli elementi più disparati ed incongrui, capaci di offrire, comunque, soluzioni di grande raffinatezza.

Nelle sue inedite strutture estetiche, l’artista realizza infatti una perfetta contaminazione tra arte e vita, per liberare le sue più diverse potenzialità immaginative. Così, se la vecchia pittura rimugina, forse trasecolando, nel confronto con soluzioni che fanno sempre meno ricorso al segno lasciato dal colore, ed è proprio dall’interazione di opere polimateriche e dagli assemblages/dissemblage di oggetti di uso quotidiano che emerge, comunque, la visione di un nuovo e prezioso universo poetico, di una sensibilità quanto mai attiva e rinnovata.

Abbiamo dunque a che fare con uno sperimentatore di materiali quotidiani che, inseriti nella composizione estetica, consentono di sfidare l'idea tradizionale dell'arte stessa, quasi alla maniera new Dada o new Pop? Ovviamente no, se non si fraintende la certezza che ci viene data dalla semiotica. L’arte si crea con i segni dell’arte così come un racconto scritto ha bisogno delle parole: ma nell’atto comunicativo (e qui arte e scrittura convergono), saussurianamente parlando, occorre distinguere la “Langue”, sistema comune di significati e significanti condivisi, dalla “Parole”, il linguaggio individuale, personale, con funzione emotiva ed estetico/espressiva. Se tutti gli artisti o gli scrittori usassero solo la “Parole”, cioè una serie di segni del tutto individuali, le loro espressioni sarebbero quasi incomprensibili ai più, perché prive del patrimonio collettivo comune. E dunque se nessun atto comunicativo può escludere (almeno in parte) la Langue, perché mai dovrebbe farlo l’arte?  E allora ecco emergere, sulla superficie dei lavori di Franco Girondi, segni di un linguaggio originalissimo che utilizza liberamente le possibilità dell'object trouvé, di vecchi ingranaggi, antichi pizzi, broccati, cocci di porcellana, strappi di arazzi fino a reperti offerti dal caso che nelle sue mani diventano come diamanti grezzi carichi d’arte. Così è la vita (se vi pare).

 

La rassegna, che si avvale di un prezioso catalogo edito dalla casa editrice il Rio, resterà aperta sino al 30 marzo 2019.

 

 

Nota Biografica

Franco Girondi (1946) vive e lavora a Mantova. Con oltre cinquant'anni di vita artistica, ha attraversato mezzo Novecento, per poi approdare all'arte del nuovo millennio, confrontandosi con molti degli "ismi" della postmodernità. 

I primi esperimenti d'arte risalgono agli anni '60, quando frequenta la Galleria Blu di Milano e conosce Burri e Fontana, ai quali rimane legato dal punto di vista formale. Inizia con collage molto materici (di sabbie, ghiaie, tessuti e legni) che vanno poi alleggerendosi negli anni '80 e '90 con l'uso di organze trasparenti che generano l'effetto moiré, prima in monocromi neri, poi con l'impiego del colore e, infine, con la comparsa di lievi gestualità: cicli documentati con retrospettive al Palazzo Ducale di Mantova nel 1990 e nel 1997. 

Successivamente, abbandona la materia e si dedica alla sola pittura, motivato da un'intensa ricerca spirituale che pone l'enfasi sulla luce e sul tema dell'ascolto. In questo momento realizza opere, anche di grandi dimensioni, per alcune chiese di Mantova e dintorni. In particolare, si ricorda una grande losanga dedicata al tema del "giudizio finale" nella sala comunitaria della parrocchiale di Colle Aperto e una serie di tavole, tra cui un intenso trittico sulla "passione" per la cappella della pia casa di San Giuseppe.

Dal 2016 ritorna al collage con l'uso di vecchi e nuovi materiali: non più solo tessuti e legni, ma anche oro e vetri, a volte rilavorati con il fuoco. Si dedica a anche alla terza dimensione, elaborando oggetti concettuali nonché elementi di arredamento, soprattutto poltrone.

Ha partecipato a numerose rassegne. In particolare si ricordano le personali mantovane alla Casa del Mantegna e al Museo Diocesano (2017), a Bologna alla Galleria Farini (2018) e le partecipazioni a importanti progetti espositivi in Italia e all'esterno: Sabbioneta, Palazzo Ducale, 2017; Londra, Pall Mall Gallery, 2017; Dubrovnik, Sebastian e Naive Gallery, 2017; Bologna, SetUp Contemporary Art Fair, 2018 e 2019; Firenze, Palazzo Medici Riccardi, 2018; Anghiari, Palazzo Pretorio, 2018; Vinci, Museo Vinciano, 2018; Biennale Lake Como, 2018; Roma, Grande Moschea, 2018; Milano, 809 Art Gallery, 2018; Venezia, Scuola Grande di San Teodoro, 2018; Ischia, Giardini Villa Lavino, 2018; Parigi, Art Shopping, 2018; Alta Val Badia, Dolomiti on tour by Art Expertise, 2018, Bologna, Arte Fiera 2019.

www.francogirondi.it |franco.girondi@libero.it | Facebook: Franco Girondi

 

 

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