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Mantova Cultura e arte Cesare Lazzarini: mostra diffusa sul territorio cittadino con 6 allestimenti e tre spazi espositivi

Cesare Lazzarini: mostra diffusa sul territorio cittadino con 6 allestimenti e tre spazi espositivi

Lascia un commento | Tempo di lettura 234 secondi Mantova - 23 Aug 2019 - 10:11

A partire dal 6 settembre, si inaugura in città una ‘mostra diffusa’ composta da sei mostre in parallelo
dedicate a Cesare Lazzarini (1931-2010): Dalla parte dei vinti. Cesare Lazzarini (1931-2010), a cura di Cristiano
Ferrarese, operatore della sicurezza, imprenditore, scrittore e curatore di mostre e di Isabella Lazzarini,
professoressa universitaria di storia medievale, nonché figlia dell’artista. Gli eventi sono ospitati dalle maggiori
istituzioni culturali cittadine: LaGalleria Arte contemporanea in Palazzo Ducale, il Museo Diocesano
Francesco Gonzaga, la Madonna della Vittoria, l’Istituto mantovano di storia contemporanea e il Centro
Baratta, l’Archivio di Stato e l’Accademia Nazionale Virgiliana. Alle mostre, l’ultima delle quali, in Ducale, si
chiude l’8 dicembre 2019, si accompagna la possibilità di vedere tre opere pubbliche in altrettanti luoghi della
città (le formelle della ex-scuola Maurizio Gonzaga, ora Lavori pubblici, il pannello dei Martiri di Belfiore al
Liceo Belfiore, la statua bronzea del Vecchio all’ingresso dell’Istituto geriatrico don Mazzali).
Il mantovano Lazzarini è artista complesso, difficile, poliedrico, spesso scomodo: una indiscutibile
originalità e l’autonomia da correnti e scuole caratterizzano tutta la sua attività, che ha sofferto di un processo
– in parte deliberato, certo ingiustificato – di rimozione e di oblio. Nel corso della sua vita, Lazzarini affianca
costantemente la propria attività di scultore a quella di disegnatore e di pittore, ma anche la poesia e la
letteratura sono per lui campi di esercizio e di ricerca artistica: l’insegnamento scolastico di discipline storicoartistiche
giuoca poi un ruolo particolare nella sua esperienza artistica e umana. A partire dagli anni Ottanta, a
un periodo di intensa attività pubblica fa seguire una fase di crescente isolamento personale che non rallenta,
ma interiorizza il suo percorso di sperimentazione artistica.
Dalla parte dei vinti. Cesare Lazzarini (1931-2010) ha una duplice ambizione. Prima di tutto, quella di
mostrare, in modo qualitativamente e quantitativamente impossibile in una sola mostra, la ricchezza della
multiforme attività dell’artista mantovano tra gli anni Cinquanta e i primi anni Duemila, offrendo al pubblico
più di 300 opere organizzate tematicamente (il rapporto dell’artista con il testo letterario, con la storia del
Novecento, con il sacro – la passione del Cristo e l’Apocalisse di Giovanni – con Virgilio, con i suoi studenti).
In parallelo, attraverso l’uso simultaneo dei molti e diversi spazi espositivi che la magnificenza architettonica
della città ancora possiede, si vuole proporre un modo innovativo di creare spazi, dialoghi e percorsi fra l’arte
contemporanea di un artista, il palcoscenico monumentale di una città e i cittadini che questi spazi vivono e
usano ogni giorno. I visitatori possono scegliere cosa vedere, e magari tornare: l’entrata alle mostre è libera.
Le istituzioni hanno risposto con entusiasmo a questa proposta, che ha il sostegno e il patrocinio del
Comune, il patrocinio della Provincia e della Regione e che si è resa possibile grazie alla collaborazione di
numerosi enti e associazioni, primi fra tutti le istituzioni che ospitano le diverse manifestazioni e gli Amici di
Palazzo Te e dei Musei mantovani.
Un’ultima parola va spesa intorno al titolo. Dalla parte dei vinti è titolo legato a Lazzarini (venne usato
per uno dei progetti dell’artista, quello virgiliano, e ripreso a proposito della storia del Novecento): ci pare
rappresenti, icasticamente, la cifra dell’impegno di questo artista, che ha dedicato la propria vita e la propria
esperienza artistica a dare voce a quanti si sono trovati senza colpa dalla parte sbagliata della storia, al dolore
che non si spiega né giustifica, al rovello che segna di sé l’esperienza umana. In giorni inquieti come quelli che
ci troviamo a vivere, l’esempio di un percorso artistico eticamente rigoroso, alla costante ricerca della verità
attraverso una sperimentazione artistica continua e di altissimo livello formale e intellettuale, ci pare meriti di
essere visto e capito.

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