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Mantova Economia Covid-19: aziende ferme e ricadute sulla produzione

Covid-19: aziende ferme e ricadute sulla produzione

Lascia un commento | Tempo di lettura 271 secondi Mantova - 03 Apr 2020 - 10:55

Il Covid ha obbligato le aziende a fermare le attività: molte sono in stand by, altre hanno attivato gli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti, in tante denunciano problemi forti o gravissimi di liquidità finanziaria. L'impatto del coronavirus è pesante. Com'è lo stato di salute delle imprese mantovane?

Lo abbiamo chiesto a Mauro Redolfini direttore di Confindustria Mantova

"Secondo l'ultimo decreto fino al 13 di aprile saranno prevalentemente chiuse tranne le filiere produttive collegate in parte al mondo della sanità piuttosto che le forniture alimentari. Queste ditte rimangono parzialmente attive, per le altre aziende di settori più tradizionali ovviamente la produzione è ferma. Tra le aziende parzialmente attive la Engineering che fa controlli di misurazione laser e ottici che per il 90% della produzione non ha necessità di mantenere la produzione attiva ma la parte che produce tamponi prosegue l'attività così come Marcegaglia che fornisce componenti per strutture sanitarie o Sisma per il comparto prodotti di pulizia ed igiene."

(Fonte Sole24Ore) La situazione in Lombardia
In Lombardia alle fermate già annunciate nei giorni scorsi, da Brembo e Tenaris, vanno aggiunte, secondo Fim Lombardia: Lucchini RS Group, Evoca, LVF, Bticino, Aesys, Same, Gildemeister, Mannesman, Global e Alltub, nella bergamasca; Iveco, Fondital, Ivar, Beretta, Gefran nel bresciano; SecondoMona e MV Augusta nel varesino; Electrolux e Marelli nel milanese; Beta Utensili, Cima Mollificio, Stabuli, Borg Warner, Terninox nella Brianza; Cnhi, Gazoni, Ma Ag, Ocin, Faster, Spr nel cremonese e mantovano; Riello, Fiocchi Munizioni, Cemb, Elemaster, Voss, Fomas, Cosma nel lecchese.

Fca e Maserati
Nei giorni scorsi avevano chiuso Fca e Maserati, che sospenderanno la produzione nella maggior parte dei loro stabilimenti produttivi in Europa fino al 27 marzo. La decisione rientra tra le misure in risposta all'emergenza Coronavirus. Chiuderanno in Italia Melfi, Pomigliano, Cassino, le carrozzerie di Mirafiori, Grugliasco e Modena; all’estero le fabbriche di Kragujevac (Serbia) e Yychy (Polonia). Lunedì 16 anche Ducati ha comunicato una decisione analoga: chiusura fino al 25 marzo. A Torino sono decine le aziende metalmeccaniche che sospendono l'attività per adeguare uffici e officine alle misure previste dal Protocollo dei sindacati con governo e Confindustria: 18.000, secondo la Fiom, i lavoratori interessati.

I lavoratori a casa
In totale sono circa 3 milioni (il 13,2% del totale degli occupati) i lavoratori che si sono ritrovati da un giorno all’altro a casa per via dei provvedimenti «straordinari» adottatati dal Governo nell’ultima settimana per far fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19.

Circa un milione di questi sono lavoratori autonomi, mentre 1,9 milioni dipendenti (per lo più addetti alle vendite). E mentre sono ancora tante le persone al lavoro in questi giorni per garantire servizi essenziali, 3,6 milioni (16% del totale) sono occupati in settori «a rischio chiusura».

La statistica della Fondazione consulenti del lavoro
È quanto emerge dall’analisi statistica della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro «Gli occupati in Italia ai tempi del Coronavirus», che fotografa 23 milioni di lavoratori (5 milioni 306 mila autonomi e 17 milioni 146 mila dipendenti) che devono fare i conti con un’Italia «bloccata» da misure e provvedimenti di portata straordinaria.

Dalla promozione dello smart working alla chiusura delle scuole, dal crollo della domanda di beni e servizi al blocco su tutto il territorio nazionale, fino al prossimo 25 marzo, delle attività commerciali non di prima necessità (bar e ristoranti, centri commerciali, centri estetici, negozi di abbigliamento). L’emergenza sanitaria ha stravolto, in pochi giorni, l’intera geografia occupazionale del Paese definendo, di conseguenza, nuove e inedite condizioni di lavoro.

GLI OCCUPATI IN ITALIA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Ecco chi lavora e chi è a rischio chiusura. Valori in migliaia. Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro (Osservatorio Statistico Consulenti del Lavoro su microdati MFR Istat Forze di Lavoro media annua 2018)

 

Quasi 8 milioni di lavoratori non possono fermarsi
A fronte di chi resta a casa «per decreto», ci sono 7,9 milioni di lavoratori (35,2% degli occupati) che, malgrado l’emergenza, non possono fermarsi, in quanto impegnati ad erogare beni e servizi essenziali per la collettività.
Tra questi: medici e infermieri (1 milioni 320 mila occupati nell’assistenza sanitaria), ma anche forze dell’ordine e dipendenti delle P.A. (1 milione 243 mila), insegnanti e docenti universitari che da casa garantiscono continuità formativa (1 milione 587 mila), servizi pubblici essenziali (erogazione energia, gas, acqua, pulizia e raccolta rifiuti) e tante altre attività private: il commercio, il credito, l’informazione.

 

 

 

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