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Mantova Economia Boom Japonica, il riso senza dazi mette in crisi i produttori mantovani

Boom Japonica, il riso senza dazi mette in crisi i produttori mantovani

Lascia un commento | Tempo di lettura 165 secondi Mantova - 27 Jun 2019 - 07:58

Sono settimane concitate quelle che stanno vivendo i produttori risicoli della provincia di Mantova. da un lato infatti arrivano buone notizie sul fronte della clausola di salvaguardia per il riso di varietà Indica, che sta funzionando e ha decisamente arginato le importazioni di materia prima (lavorata e semilavorata) da Cambogia e Myanmar. Dall’altro lato però, i due paesi si sono organizzati e sono partiti al contrattacco, puntando questa volta sulla varietà Japonica, non soggetta a dazi e comprendente le tipologie più diffuse nel nostro territorio, vale a dire Carnaroli e Vialone nano. Nell’ultima campagna in provincia di Mantova infatti, secondo i dati forniti dall’Ente nazionale risi, sono stati 1.044,97 gli ettari coltivati (in calo del 19% rispetto al 2017), di cui 703,84 ha di Vialone nano e 240,95 ha di Carnaroli. Completano il quadro 33,43 ha di Karnak, 25,08 ha di Allegro, 23,06 ha di Selenio e 18,61 ha di Cammeo. Per la campagna di semina 2019 le superfici nel mantovano rimarranno pressochè stabili. Sono 53 i produttori nel nostro territorio, attori principali di un settore che sta vivendo momenti di vero affanno: «La situazione è estremamente delicata – spiega Carlo Petrobelli, presidente della sezione risicoltori di Confagricoltura Mantova – le nostre produzioni sono sotto attacco, un attacco dal quale al momento è impossibile difendersi, dato che sulle varietà Japonica non è imponibile alcuna clausola di salvaguardia sulle importazioni. È urgente fare qualcosa prima che il settore soccomba». Ma c’è di più, dal momento che, secondo le analisi effettuate dall’Ente nazionale risi, sarebbe possibile che parte del riso importato nei nostri confini come Japonica sia in realtà di varietà Indica lungo B, assi simile all’altro e dichiarato così in dogana per aggirare la clausola di salvaguardia: «Se tali sospetti fossero confermati – prosegue Petrobelli – saremmo di fronte a una vera e propria truffa alimentare, che danneggerebbe ulteriormente il nostro settore». Urge intervenire dunque, sull’onda di quanto di buono ha prodotto la clausola sulla varietà Indica che, in vigore da gennaio 2019, garantirà dazi pari a 175, 150 e 125 €/t nei prossimi tre anni. Ma il boom della varietà Japonica è sotto gli occhi di tutti, ed è testimoniato anche dai dati, che dicono che dal 1° settembre 2018 al 16 giugno di quest’anno ne sono state effettivamente sdoganate in Italia 6.997 tonnellate, contro le 2.051 della campagna 2017/2018, le 3.173 del 2016/2017 e le 2.104 del 2015/2016, con un incremento di oltre il 240% nel giro di un anno: «Una situazione di questo tipo è intollerabile – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – e le istituzioni europee devono tornare ad agire con celerità. Non possiamo infatti permetterci di aspettare due anni come avvenuto per la precedente clausola di salvaguardia. Per non parlare del tema manodopera, con i diritti dei lavoratori, spesso minorenni, non certo tutelati nei paesi del sud-est asiatico».

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