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Teatro Minimo mette in scena Flaiano

Lascia un commento | Tempo di lettura 436 secondi Mantova - 26 Apr 2019 - 10:34

Ennio Flaiano (Pescara 1910- Roma 1972) – Sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico. Ultimo di sette figli, ebbe un’infanzia di viaggi tra Pescara, Camerino, Senigallia, Fermo e Chieti. Nel 1922 arrivò a Roma, dove compì gli studi secondari fino al liceo artistico. Si iscrisse poi alla facoltà di architettura, ma non terminò gli studi universitari. All’inizio degli anni trenta collaborò come scenografo con Anton Giulio Bragaglia, fece conoscenza con giornalisti ed editori e cominciò a pubblicare su riviste letterarie. Dal 1933 al 1936, dopo un soggiorno a Pavia per frequentare la Scuola Ufficiali, partecipò alla guerra di Etiopia. Di ritorno a Roma, nel 1939, cominciò ad occuparsi di cinema collaborando con “Oggi”, e frequentò spesso personaggi della vita letteraria e artistica romana, tra cui Aldo Palazzeschi, Carlo Levi, Sandro Penna, Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli, ma anche Irving Penn, Orson Welles ecc.. All’inizio degli anni quaranta cominciò a collaborare con diversi altri giornali per cui scrisse articoli di critica teatrale, recensioni letterarie e cinematografiche. Nello stesso anno sposò Rosetta Rota, sorella di Nino Rota e zia di Giancarlo Rota. Dal matrimonio nacque Luisa, soprannominata Lelè, che a otto mesi si ammalò di una gravissima encefalopatia. La malattia di Lelè segnò profondamente la vita di Flaiano. L’attività di sceneggiatore cinematografico del nostro iniziò nel 1943. Dal 1945 in poi prestò la sua opera in vari quotidiani e riviste. Nel 1947 vinse il primo Premio Strega con Tempo di uccidere. Dallo stesso anno fino al 1951 si concentrò solo su “Il Mondo”, di cui fu caporedattore. Contemporaneamente, e fino al 1971, fu a fianco di grandi registi. Ma non abbandonò l’attività di giornalista, pubblicando sul Corriere della Sera, Corriere d’Informazione, L’Espresso, poi dal 1964 su L’Europeo. Negli anni sessanta iniziò un periodo di viaggi e di relazioni internazionali: si recò in Spagna, a Parigi, ad Amsterdam, a Hong Kong negli Stati Uniti, ecc., collaborando anche con registi stranieri. Nel marzo 1970 ebbe un primo infarto, che lo indusse a ritirarsi dalla vita attiva e a riordinare tutte le sue carte. Pubblicò l’ultimo articolo sul Corriere della sera il 5 novembre 1972. Il 20 novembre fu colpito da un secondo gravissimo infarto, che gli fu fatale. L’amatissima figlia Lelè morirà vent’anni dopo. Nel 1974 fu istituito, in sua memoria, il Premio Flaiano per soggettisti e sceneggiatori, che si tiene ogni anno a Pescara.

Le caratteristiche della sua produzione – Autore molto eclettico, Flaiano spaziò in una grande varietà di campi,passando con facilità dal giornalismo alla prosa e alla scrittura umoristica, dalla critica teatrale e cinematografica al teatro e al cinema vero e proprio. Tutta la sua produzione, indipendentemente dal genere, si caratterizza per lo stile chiaro, colorito e forbito. Il suo genio multiforme sapeva cogliere gli aspetti più paradossali della vita e della realtà del tempo, che egli interpretò e descrisse con una vena ironica e satirica e un grande senso del grottesco. Dietro il riso, a volte amaro, che le sue farse, le sue affermazioni e i suoi aforismi suscitano vi è tuttavia, sempre, la profondità di un pensiero realistico, privo di illusioni e improntato ad un forte senso morale.

Flaiano letterato e giornalista – Esordì come narratore nel 1947, con “Tempo di uccidere” sulla sua esperienza in Etiopia, scritto in soli tre mesi, dietro richiesta di Leo Longanesi. Unico romanzo di Flaiano, “Tempo di uccidere” gli valse il primo Premio Strega. Egli scriverà poi solo racconti, tra cui “Una e una notte” (1959), “Il gioco e il massacro” (1970), che vinse il Premio Campiello in quello stesso anno. Nel 1956 Bompiani pubblicò “Diario notturno”, raccolta di articoli dalla omonima rubrica tenuta come redattore de “Il Mondo”. Nel 1972 pubblicò anche “Le ombre bianche”, raccolta di elzeviri (satire di costume). Postumo, nel 1973, uscì infine “La solitudine del satiro”, che raccoglie articoli pubblicati sul “Mondo” e sul “Corriere della sera”, insieme ad articoli vari, parzialmente inediti, raccolti dall’autore con il titolo “I fogli di Via Veneto”. Nel 1976 venne infine pubblicato “Il Diario degli Errori”, appunti dal 1950 al 1972, in cui l’Italia del tempo viene dipinta con ironia e a tratti con cinismo e disincanto.

Flaiano soggettista e sceneggiatore cinematografico – A partire dal 1942 la sua attività nel campo aumentò di anno in anno. In questo ambito egli lavorò molto con Federico Fellini, in “Luci del varietà”, “Lo sceicco bianco”, “Otto e mezzo”, “I vitelloni”, “La strada”, “Le notti di Cabiria” “La dolce vita”, “Giulietta degli spiriti” e con Antonioni in “La notte”. Egli ebbe tuttavia altre collaborazioni con Mario Soldati, Mario Monicelli, Alberto Lattuada, William Wyler, Dino Risi, Pietro Germi, per citare solo alcuni tra i registi più noti.

Flaiano drammaturgo – Nel 1939 cominciò ad interessarsi di teatro, di cui scrisse su “Oggi” e su “Europeo”. La sua attenzione si concentrò soprattutto sul teatro d’avanguardia, come il Living Theatre e le performance di Carmelo Bene. Esordì come autore drammatico nel 1946, con l’atto unico “La guerra spiegata ai poveri”. Altri atti unici vennero rappresentati nel 1960: “La donna nell’armadio” e “Il caso Papaleo”. Del 1960 è pure la versione teatrale di “Un marziano a Roma”, racconto omonimo del 1954. L’ultima opera teatrale “Conversazione continuamente interrotta” fu messa in scena a Roma, nel 1972, poco prima della morte dell’autore.

La guerra spiegata ai poveri – Flaiano compose “La guerra spiegata ai poveri” nel 1946. Vi lavorò pochissimo tempo e la fece rappresentare nel maggio dello stesso anno all’Arlecchino di Roma, un teatrino d’avanguardia. In quell’occasione un giovane Gassman interpretava il ruolo dell’usciere. Definita da un critico “brillante saggio di umorismo caustico e irriverente nei confronti dei miti della società borghese”, l’opera è una presa di posizione in chiave ironica, e più spesso farsesca e grottesca, contro la guerra e i suoi fautori ad ogni costo. La trama è molto semplice. Un gruppo di alti “papaveri” capeggiati da un Presidente e da un Generale sono riuniti per pianificare le strategie per una guerra appena iniziata. Nel corso dell’incontro essi esprimono la loro visione della guerra, che concepiscono come evento rassicurante e vantaggioso. Giunge ad un certo momento un giovane, che si rifiuta di andare alla guerra perché non sa che cosa sia. Tutti si danno da fare per spiegargliela e per esaltarne la bellezza e la poesia. Passa il tempo. La guerra sta finendo, ma il gruppo è ancora lì. Questa volta in attesa di progettare il prossimo conflitto.

I personaggi - La maggior parte dei personaggi è “sopra le righe”. I loro discorsi, infarciti di assurdità incredibili, dimostrano fino a che punto possono arrivare la cecità e la stupidità umana. Progettare la guerra e giocare con la vita degli altri sono per loro una specie di passatempo da perpetuare e nel quale indulgere.

L’allestimento – La regia ha volutamente accentuato gli elementi satirici e grotteschi del testo, puntando sul contrasto tra la serietà con cui i personaggi discutono e la vacuità delle loro considerazioni. L’azione si svolge in un ambiente pieno di giocattoli, una specie di sala giochi e, per evidenziare gli aspetti ludici della situazione, i personaggi si trastullano con i vari oggetti, mentre discutono di piani, si armamenti e di vite umane da sacrificare.

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