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Mantova Salute Il futuro dell'ospedale di Pieve di Coriano: il report del Comitato

Il futuro dell'ospedale di Pieve di Coriano: il report del Comitato

Lascia un commento | Tempo di lettura 347 secondi Mantova - 14 Jun 2019 - 07:46

Il futuro della sanità locale al centro dell’incontro che si è svolto mercoledì 12 giugno nella sala civica di Pieve di Coriano, comune di Borgo Mantovano, organizzato dal Comitato per la difesa e la valorizzazione dell’ospedale di Pieve.

A illustrare l’impoverimento progressivo dell’ospedale e la necessità di intervenire, sono intervenuti i fondatori del Comitato: il dr. Roberto Pedrazzoli, medico geriatra, ex sindaco di Villa Poma; Laura Pradella, fisioterapista; Adriana Chiodarelli, ex sindaco di San Giacomo delle Segnate; Daniela Besutti, ex sindaco di Pieve di Coriano, ora nella giunta di Borgo Mantovano, nonché presidente del Comitato. Il sindaco Alberto Borsari ha concluso la serata con un forte appello ai cittadini ad aderire al Comitato, partecipare alle iniziative e far sentire la propria voce, prima che sia troppo tardi. Tra i presenti il vicesindaco Sergio Faioni di Borgo Mantovano, l’assessore Ilaria Reggiani di Ostiglia, la consigliere con delega Valentina Caleffi di Poggio Rusco.

 

“Negli anni la situazione dell’ospedale di Pieve è lentamente peggiorata: posti letto diminuiti, personale ridotto, attrezzature non sostituite – ha detto la presidente del Comitato Daniela Besutti - La riduzione progressiva dei finanziamenti dimostra questo declino. Nel 2014 la Regione ha stanziato 30 milioni per l’ASST di Mantova, di cui 2 milioni destinati a Pieve; nel 2017 invece lo stanziamento è stato di 8 milioni e 262.000, di cui a Pieve sono arrivati 145.510 €. Una bella differenza! Parliamo di un ospedale accreditato per 210 posti letto, che nel 2015 ne aveva 160, oggi ridotti a 140. Ora auspichiamo che Asst predisponga un equo riparto delle risorse destinate a Mantova nella delibera regionale XI/1725 del 10 giugno scorso.

Abbiamo portato le nostre richieste in direzione generale Asst. Ci hanno spiegato che ogni ospedale avrà propria autonomia gestionale, e questo è positivo, purché ci siano risorse da gestire; che sarà coinvolto il personale per la valutazione dei bisogni, e che saranno convocati i piani di zona e gli amministratori per assumere decisioni condivise. Sarebbe molto importante: vedremo se sarà così. Andremo anche in Regione con le nostre richieste: non siamo cittadini di serie B, e anche il personale deve essere messo in condizione di lavorare bene e invece da anni fa i salti mortali.

Chiediamo con urgenza il giusto aumento degli operatori e l’implementazione di apparecchiature, cominciando dalla Risonanza Magnetica: un esame per il quale ci sono oltre 5000 richieste all’anno dal Destra e Sinistra Secchia, oltre all’utilizzo interno per i pazienti dei reparti. La scienza si evolve, e la risonanza è ormai uno strumento fondamentale di diagnostica, indispensabile per i medici che operano all’interno della struttura, per una corretta e precisa diagnosi”.

 

Sulla questione è intervenuto il primario della Radiologia e diagnostica per immagini di Pieve, dottor Luigi Miserocchi, che ha sostenuto convintamente la richiesta del Comitato:

“L’ospedale di Pieve è un avamposto della Regione Lombardia. Abbiamo bisogno di operatori e di apparecchiature. E in particolare, per chiudere il ciclo diagnostico, serve la Risonanza Magnetica. Abbiamo inaugurato nei giorni scorsi il nuovo apparecchio per la MOC, ma non dimentichiamo che per un anno siamo rimasti senza, perché la precedente era talmente vecchia da non funzionare più. L’ospedale di Pieve per essere attrattivo deve mantenersi in linea con gli standard. Il problema è che la R.M. ha un costo elevato: tra apparecchio e lavori di installazione si arriva a 700/800.000 €. Tuttavia, è un apparecchio presente anche negli ospedali piccolo-medi; ad esempio a Guastalla c’è, a Mirandola pure. Quindi, a mio avviso, è giunto il momento di chiudere il cerchio e di acquistarla anche per l’ospedale di Pieve, e cominciare un’inversione di tendenza rispetto alla mancata attenzione che si è avuta negli ultimi anni”.

 

Altro argomento importante che è stato affrontato è la richiesta di rendere l’ospedale di Pieve ‘interregionale’. Ha spiegato Daniela Besutti: “Si tratterebbe di avviare una sperimentazione per la prima volta in Italia, per questo chiediamo un tavolo tecnico-politico che possa studiarne l’attuazione. Non sarà facile, ma sarebbe la soluzione più realistica e migliore per dare un futuro a un ospedale il cui 30% degli utenti arriva da fuori regione, e per poter curare tutti allo stesso modo.

Questa proposta l’abbiamo portata al Ministero della Sanità a Roma e anche al Pirellone. Ci sono contatti anche con le Regioni Emilia Romagna e Veneto, ma ancora non è stato colto l’aspetto innovativo e lungimirante della proposta. Noi andiamo avanti, certi che sia nell’interesse di tutti”.

 

Tra il pubblico erano presenti anche diversi operatori dell’ospedale, che sono intervenuti condividendo le battaglie del Comitato, ritenendole urgenti e necessarie. “Il personale è ridotto all’osso e si tira il collo, così succede che i pochi nuovi assunti se ne vanno appena possono, soprattutto se arrivano da altre regioni. A tener duro sono quelli che abitano in zona, che sono qui da vent’anni e all’ospedale ci tengono, ma ormai siamo giunti al limite, e l’aspetto peggiore è che le nostre richieste rimangono inascoltate”.

Tra i vari casi di cui si è parlato, emerge quello della cardiologia, dove si è passati da dieci a cinque cardiologi, per fornire lo stesso numero si prestazioni. Oppure le difficoltà a curare chi viene da un’altra Regione. Un paio di esempi: l’infortunato di Bergantino, che dista 14 km da Pieve, se chiama l’ambulanza lo portano a Rovigo, che ne dista 56; il malato terminale, che arriva a Pieve da fuori regione, non rientra nel protocollo per le cure palliative.

 

Diversi gli interventi di altre persone del pubblico. Oltre alla preoccupazione generale, condivisa da tutti, si è evidenziato il bisogno di una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini, rispetto al futuro che si prospetta per i servizi sanitari e ospedalieri del territorio.

 

 

 

 

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