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Biennale fotografia femminile: a Mantova dal 5 al 29 marzo

Lascia un commento | Tempo di lettura 551 secondi Mantova - 16 Jan 2020 - 11:16

Presentata in anteprima a Mantova la Biennale della Fotografia Femminile che dal 5 al 29 marzo porterà in città grandi mostre, incontri, workshop e proiezioni con le maggiori esponenti dell’attuale fotografia italiana e internazionale.

Il tema di questa prima edizione è il lavoro nelle sue molteplici sfaccettature, ci saranno i minatori della Georgia grazie a Daro Sulakauri, i bambini e le bambine della boxe tailandese con Sandra Hoyn, uno spaccato della vita rurale in Transilvania col progetto di Rena Effendi, l’Alaska di Erika Larsen, le Cinderellas, transessuali del Bangladesh nelle foto di Annalisa Natalia Murri, i sogni di un gruppo di adolescenti ritratti da Claudia Corrent, le donne prete di Nausicaa Giulia Bianchi e il progetto di fortissimo impatto per il quale Elizabet Bennet si è letteralmente “ricamata” le mani, per mostrare come il lavoro femminile non sia necessariamente delicato e leggero.
E poi La fatica delle donne, dalla collezione di fotografe dal 1965 ad oggi di Donata Pizzi, La Riparazione, progetto di Betty Colombo dove l’uomo e la natura cercano un dialogo per la salvezza comune attraverso latto di riparare, al posto di sostituire e la mostra di Aldeide Delgado, collettiva di sei artiste cubane contemporanee.
 
La Biennale della Fotografia Femminile promette dunque di diventare un evento imperdibile per chi ama l’arte e la fotografia e per tutti coloro che desiderano mettere a fuoco quanto sta succedendo oggi nel mondo grazie alla visione di grandi e sensibili autrici, interpreti della realtà.

Il momento non è mai stato più perfetto per un festival di fotogra!a interamente dedicato al femminile!
Negli ultimi anni la tendenza a livello internazionale ha condotto i fotofestival su percorsi che portano a
una specializzazione in grado di approfondire con la dovuta attenzione particolari ambiti e tematiche, o
capaci di regalare sguardi orientati in modo di"erente dalle visioni imposte dal mainstream della narrazione
contemporanea.
All’interno di questo innovativo !lone si inserisce l’idea della Biennale della Fotogra!a Femminile alla sua
prima edizione, ospitata nella città di Mantova.
Il 2020 sarà un anno interamente dedicato alle donne: si vuole in tal modo rendere visibili gli apporti che
nel corso del tempo hanno donato e continuano a donare alla collettività in tutti gli spazi di socialità, a
partire dall’ambito culturale, ma anche nella scienza e nell’imprenditoria, al miglioramento dell’umanità
tutta.
L’idea dunque è presentare al grande pubblico progetti e incontri sulla fotogra!a, so"ermandoci - soprattutto
in questa prima edizione - su alcune tematiche che caratterizzano il nostro contemporaneo, letto
attraverso il femmineo nelle sue molteplici declinazioni, per ottenere una nuova consapevolezza sul ruolo
delle !gure femminili e aiutare concretamente a perseguire quel principio di equità e di pari opportunità
che, dalla nostra Costituzione, deve potersi trasferire nelle rappresentazioni e nella cultura del quotidiano.1
Il richiamo alle donne è esplicito quando ci si riferisce alla mancanza di uguaglianza, al divario delle retribuzioni.
E"ettivamente, l’Italia non ha mai abbandonato, dall’immaginario pubblicitario !no all’intercalare
del linguaggio comune, una certa cultura dall’amaro sapore machista.
Una Biennale di Fotogra!a Femminile che non si struttura attraverso cliché, che non si arrocca in un
ghetto culturale attraverso cui sarebbe impossibile lo scambio paritetico con il mondo, con le istanze e le
argomentazioni che vanno a comporre i tasselli del nostro vivere oggi anche, e forse soprattutto, con l’altra
metà del cielo, la componente maschile.
Per tale motivo la Biennale della Fotogra!a Femminile nasce nella prospettiva di condividere uno sguardo
internazionale verso l’esterno. Per la prima edizione abbiamo deciso di costruire il percorso espositivo e
l’o"erta esclusivamente sul professionismo femminile. Nel 2020 vi accoglieranno lettrici portfolio di fama
internazionale, talk e visite guidate con alcune delle fotografe in mostra, workshop di grandi nomi della
fotogra!a femminile. Una scelta fatta scientemente per poter fornire un solco netto dentro cui tracciare
il futuro della Biennale.
Quest’anno il tema scelto è il “Lavoro”. Un concetto scottante e attuale, sia nella micro che nella macro-visione
delle cose. Il lavoro necessario, quello che costringe esseri umani a cercare un futuro per loro e le loro
famiglie altrove; gli italiani per primi, alla ricerca di un posto adeguato - nei diritti e nel salario - al loro
titolo di studio. Il lavoro più che nella sua routine quotidiana visto come opportunità di dignità e realizzazione
personale, ancora oggi così di#cile da trovare. Il lavoro nella prospettiva delle donne attraverso le
di#coltà e le soddisfazioni all’interno della società occidentale, così come ad altre latitudini.
In particolare, per questa prima edizione, lo sguardo attento e di"erente delle donne fotografe professioniste.
Donne che in giro per il mondo hanno dato vita a progetti fotogra!ci unici.
1 Regione Emilia-Romagna. Legge Regionale 27 Giugno 2014, N.6. Legge Quadro “Per la parità e contro le discriminazioni di Genere”.
UNA BIENNALE
DI FOTOGRAFIA
AL FEMMINILE
Il reportage sul tema della “rigenerazione” di Betty Colombo che, attraverso gli scatti che ritraggono quattro
di"erenti momenti, a"ronta l’archetipo della rigenerazione: il rimboschimento di una zona naturale,
l’operazione a un animale ferito e due interventi su esseri umani, al polmone e alla pelle.
Erika Larsen, selezionata per la pubblicazione Women: !e National Geographic Image Collection, 2019, è
una delle artiste internazionali ospitate con un recentissimo lavoro sulle tradizioni intrinsecamente dipendenti
dalla natura nella lontana cittadina di Quinhagak in Alaska.
Sandra Hoyn con Fighting for a pittance. Uno scottante ma delicatissimo reportage sullo sfruttamento dei
minori in $ailandia nella boxe, in cui non è la violenza che si evince dagli scatti ma la forte dipendenza
(non solo !sica, più spesso psicologica e a"ettiva) dei minori dagli adulti spesso ra#gurati in secondo
piano: soggetti che vanno a costruire questa meta-narrazione dello sfruttamento.
Il lavoro fotogra!co Vorrei di Claudia Corrent, un progetto animato dal desiderio che ancora oggi muove
i sogni degli adolescenti di un Istituto professionale di Bolzano alla scoperta del futuro, visto anche attraverso
il loro lavoro ideale. Dittici fotogra!ci in cui, al ritratto tradizionale viene a#ancato un breve testo
scritto dal protagonista stesso.
E ancora, l’attualità rivoluzionaria di Nausicaa Giulia Bianchi che con il suo Women priests project riporta
alla curiosità di tutti il tema delle donne-prete ancora così distante dalle nostre latitudini, ma così meravigliosamente
stimolante.
Rena E"endi con Transylvania: built on grass, racconta la fatica di una vita lavorativa rurale che coinvolge
tutta la famiglia, nei campi, nei pascoli e nelle fattorie in Transilvania.
Daro Sulakauri con !e black gold ci accompagna in un viaggio visivo a Chiatura in Georgia, sede del
principale giacimento di oro nero di tutto lo stato che o"re a intere famiglie un lavoro di miniera, sfruttato
e pericoloso.
Cinderellas di Annalisa Natali-Murri racconta la storia di emarginazione delle Hjiras del Bangladesh con
la delicatezza silenziosa di un incontro profondamente rispettoso.
La Biennale della Fotogra!a Femminile ospiterà una selezione ad hoc della collezione di Donata Pizzi che
ha dato vita alla mostra L’altro Sguardo. Donata Pizzi colleziona esclusivamente fotogra!e di autrici donne
a partire dall’anno 1965. Una scelta di concetto che oggi sta godendo di una grandissima attenzione e che
ha permesso di fruire della collezione in musei e gallerie, sia in Italia che all’estero.
L’immagine scelta per la campagna di comunicazione della Biennale è parte del progetto foto+video
dell’artista multimediale Eliza Bennet. Una donna che si cuce i calli dei palmi delle mani. Il lavoro - concettualizzato
nella !sicità della mano - è immortalato nel gesto del ricamo per tradizione associato all’atto
del fare femminile. Il callo come simbolo della fatica, come emblema forte e strettamente legato al lavoro.
Palazzo Te ospiterà le proiezioni Chinese Whispers di Maria Grazia Beru# e Naiade di Claudia Amatruda,
i due portfolio vincitori del Premio Musa 2019, premio aperto a tutte le fotografe, senza nessuna distinzione
tra amatrici e professioniste.
Non ultimo, accanto alle mostre curate dal direttore artistico e dal team della Biennale, sarà allestita la mostra
con una selezione a seguito di una call del Women Photographers International Archive (Wopha) a cura
di Aldeide Delgado.
Una curatela internazionale che consente alla Biennale di connettersi con una rete di relazioni al !ne di costruire
progettualità future condivise. In questa direzione si muove anche la collaborazione, di cui in qualità
di direttore aristico sono molto orgogliosa, con l’Italy Photo Award che ci permette di far partecipare i due
migliori portfolio selezionati durante le letture al premio nazionale, nel dicembre 2020.
Ci vediamo tutti a Mantova.

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