Scatola di farmaco con codice DataMatrix su banco farmacia e terminale logistico sullo sfondo

La scatola è piccola, rigida, con il cartoncino appena segnato dagli spigoli della vaschetta interna. Su un lato c’è un quadrato fitto, il GS1 DataMatrix, stampato in nero. A banco farmacia viene letto in pochi istanti. Se il sistema risponde, quella confezione può uscire. Se qualcosa non torna, resta lì.

La tentazione è ridurre tutto a quel quadrato. Si stampa il codice, si passa lo scanner, la filiera è a posto. È una lettura comoda, e proprio per questo pericolosa. La tracciabilità farmaceutica nasce molto prima della stampa sul packaging: nasce quando un gestionale decide che un lotto, una scadenza, un seriale e un documento parlano della stessa confezione. Se il cuore amministrativo-logistico è ancora un IBM i, spesso chiamato AS/400 per abitudine dura a morire, il controllo vero sta dentro quei record.

Il DataMatrix chiude il controllo, ma non lo crea

GIMBE, in un articolo ripreso da Insalutenews sui ritardi della digitalizzazione nella supply chain sanitaria, richiama un sistema nel quale ogni confezione porta un codice GS1 DataMatrix con cinque informazioni. Il dettaglio conta, perché smonta il mito della semplice etichetta: il codice non contiene una decorazione grafica, contiene dati che devono essere già corretti prima di finire sulla scatola.

Le cinque informazioni citate nel modello sono il nucleo minimo del controllo sulla confezione:

  • codice del prodotto;
  • numero seriale della confezione;
  • lotto di produzione;
  • data di scadenza;
  • identificativo nazionale o dato di rimborso, quando previsto.

Questa lista sembra breve. In realtà obbliga l’azienda a una disciplina dura: nessun dato può vivere isolato. Il seriale senza lotto è monco. Il lotto senza scadenza è un rischio. La scadenza stampata bene ma nata da un’anagrafica sbagliata resta sbagliata, solo più ordinata. Il lettore ottico, in farmacia o lungo la distribuzione, non corregge nulla. Interroga una catena.

Eurpack, parlando del ruolo del packaging nella serializzazione, lega questo passaggio al contrasto della contraffazione. Il packaging diventa una superficie di verifica, ma la superficie non basta. Se a monte l’ordine di produzione, il magazzino, la causale di carico e il documento di spedizione si ignorano, il codice stampato finisce per certificare un disallineamento.

La confezione risale fino al gestionale, se il record regge

Seguiamo la scatola al contrario. Il farmacista legge il DataMatrix. Il controllo chiede se quel seriale esiste, se appartiene a quel prodotto, se non è già stato disattivato, se il lotto è coerente, se la scadenza coincide. A quel livello la risposta sembra binaria. Valido o non valido. Ma dietro il sì e il no c’è una storia più sporca, fatta di passaggi tra sistemi.

Prima della farmacia c’è la spedizione. La scatola è entrata in un collo, il collo in un documento di trasporto, il documento in una consegna. Se il gestionale IBM i governa ancora la parte amministrativa e logistica, quel documento non è un pezzo di carta elettronico: è il punto da cui il distributore ricostruisce cosa ha ricevuto e cosa deve poter dimostrare. Qui il vecchio sistema può essere un argine, perché impone tracciati stabili, causali definite, controlli sui campi. Oppure può diventare un rischio, quando gli innesti successivi vivono di esportazioni manuali, file corretti a mano, stampe usate come prova al posto del dato.

Supponiamo che un lotto venga rietichettato dopo un cambio formato in confezionamento. La linea aggiorna il seriale, il magazzino recepisce la nuova ubicazione, ma il gestionale amministrativo conserva il vecchio riferimento di lotto nel documento. Alla lettura finale il codice può risultare formalmente corretto, mentre la ricostruzione documentale si incrina. Non serve un sabotaggio. Basta un passaggio di consegne gestito con troppa fiducia.

La prassi di scaricare tutto sulla linea di packaging va respinta. È comoda per chi vuole chiudere il tema dentro un reparto, ma non regge alla prova documentale. Il packaging applica o stampa dati; non decide da solo la coerenza tra produzione, magazzino e spedizione. Se quel controllo viene lasciato alla fine, ogni errore arriva quando il costo di correzione è più alto e la pressione per spedire è già partita.

In molte aziende sanitarie e farmaceutiche l’AS/400 non è un relitto folcloristico. È il registro che ha visto ordini, lotti, causali, clienti, fornitori, partite e resi per anni. Proprio per questo merita meno nostalgia e più verifica tecnica. Un sistema stabile non è automaticamente un sistema tracciabile. La stabilità serve se i campi sono governati, se le interfacce non perdono significato, se le stampe non diventano la versione ufficiale di un dato che nei file racconta altro.

Il mito del codice unico cade sulle integrazioni

La serializzazione promette un identificativo univoco. Però l’univocità del seriale non risolve da sola l’allineamento tra applicazioni. Il seriale nasce in un ambiente, viene passato a un altro, finisce su una stampa, rientra in un flusso XML o in un tracciato di integrazione, viene richiamato da un documento. Ogni conversione può cambiare formato, tagliare zeri iniziali, trasformare una data, perdere una causale. Sono errori piccoli, fino al primo audit.

Dal contenuto tecnico di Record Informatica Srl arriva un lessico vicino a quello richiesto da una filiera farmaceutica tracciata: archivi coerenti, stampe governate, file scambiati senza perdere il significato del dato.

La questione, quindi, non riguarda la simpatia o l’antipatia per i sistemi legacy. Riguarda la capacità di dimostrare che un dato nato su IBM i resta lo stesso quando esce verso il packaging, quando alimenta una spedizione, quando torna come verifica. Se un lotto è scritto in un modo nell’anagrafica e in un altro nel documento, se la scadenza viene convertita con formati diversi, se il seriale vive fuori dal ciclo amministrativo, la catena si spezza pur avendo tutti i codici al loro posto.

GIMBE e Insalutenews parlano di ritardi nella digitalizzazione della supply chain sanitaria. La parola ritardo, in questo caso, non va letta solo come mancanza di nuovi strumenti. Spesso il ritardo è l’incapacità di far parlare bene sistemi già presenti. Un gestionale IBM i può reggere carichi e processi con una solidità che molti ambienti recenti si sognano. Ma non può essere lasciato ai margini della serializzazione, come se fosse soltanto il posto dove si emette il documento finale.

Il controllo serio parte da domande molto pratiche. Dove nasce il seriale? Chi lo associa al lotto? In quale momento la scadenza diventa dato stampabile? Quale causale distingue un reso da una spedizione valida? Che cosa succede se una confezione viene esclusa, rilavorata, annullata? Sono domande da ufficio qualità, da logistica e da sistemi informativi insieme. Separarle produce verbali ordinati e processi fragili.

Quando la scatola torna sul banco farmacia, resta sempre quella: cartoncino, spigoli, codice fitto su un lato. Lo scanner vede il quadrato. La filiera, se è stata costruita bene, vede tutto il percorso che ha portato quel quadrato fin lì.

Di Cinzia Gozzoli

Sono una blogger, scrittrice e imprenditrice. Amo la musica, i film e viaggiare.